21 settembre 1993, Russia

Boris Nikolรกeviฤ Elโ€™cin (1931-2007), primo Presidente della Federazione Russa, ordina lo scioglimento del Soviet Supremo e del Congresso dei Deputati del Popolo. รˆ lโ€™episodio cardine nellโ€™ambito di una crisi costituzionale destinata, nelle settimane successive, a concludersi con lโ€™intervento delle forze armate.

Tra le maggiori sfide che attendevano il regime emerso dal crollo dellโ€™Unione Sovietica figuravano, per le implicazioni sul medio-lungo termine, il risanamento delle finanze prosciugate dallโ€™esperienza della perestrojka[1], nonchรฉ la chiusura dei contenziosi lasciati insoluti dalla cosiddetta โ€œparata delle sovranitร โ€[2]. Per questi motivi, la squadra di governo scelta dallโ€™ex Segretario di Mosca si sarebbe distinta fin da subito per la drasticitร  dei propri interventi, invero tesi a cancellare qualsiasi traccia dell’ereditร  comunista[3]. Basti pensare alla famigerata “terapia dโ€™urto” voluta dal viceministro Egor Gaidar (1956-2009), necessaria a traghettare il Paese verso un sistema autenticamente capitalistico tramite la liberalizzazione dei prezzi, il taglio delle spese militari e la privatizzazione dei settori chiave dellโ€™economia.

Simili disposizioni, giร  contemplate nellโ€™ambizioso โ€œProgramma dei 500 giorniโ€[4], avrebbero tuttavia causato un notevole peggioramento delle condizioni di vita dei cittadini, devastati dalla svalutazione dei loro risparmi e dallโ€™irresistibile avanzata dellโ€™iperinflazione. A tal proposito, รจ giusto puntualizzare che i soli beneficiari delle suddette politiche furono una ristretta cerchia di persone legate allโ€™ex nomenklatura, in genere conosciuti attraverso lโ€™epiteto di oligarchi: traendo pieno vantaggio dalla svendita del comparto energetico, essi seppero infatti appropriarsi di enormi ricchezze estendendo, in egual misura, la loro influenza sulla macchina statale.
Altro obiettivo irrinunciabile per l’establishment rimaneva la stabilizzazione monetaria mediante lโ€™istituzione del nuovo rublo (RUR), nonchรฉ un controllo piรน capillare sui finanziamenti corrisposti al mondo dell’industria. Espedienti, questi, vanificati dalla massiccia fuga di capitali di cui si macchiarono i vertici stessi della cosa pubblica.

Breve documentario relativo alla crisi costituzionale russa (Fonte: Radio Free Europe/Radio Liberty)

A partire dalla seconda metร  del 1992, lโ€™egemonia degli โ€œoccidentalisti radicaliโ€ sembrava volgere al tramonto di fronte ai proseliti raccolti dallโ€™Unione civica, una forza centrista che non aveva lesinato critiche sulle iniziative intraprese a livello nazionale, nรฉ tantomeno sulla svolta filoatlantica inaugurata in politica estera. Come se ciรฒ non fosse bastato, il ruolo del Presidente della Repubblica risentiva di quel dualismo dei poteri delineatosi fin dal ’91, prodotto della volontร  di anteporre il risanamento economico alla riforma delle istituzioni. Quando Elโ€™cin giocรฒ la carta del referendum per sondare l’indice dei consensi attorno alla propria linea, si trovรฒ dunque a fronteggiare lโ€™ostilitร  dei deputati che, in occasione del IX Congresso (26-29 marzo 1993), tentarono inutilmente di avviare le procedure per l’impeachment (28 marzo).

Lโ€™esistenza di un conflitto tra lโ€™attivitร  di governo e le prerogative parlamentari avrebbe spinto il Capo di Stato a riunire, nell’estate del 1993, unโ€™assemblea speciale che redigesse il testo della nuova Costituzione, manifestando al contempo la volontร  di anticipare la tornata elettorale. Il 21 settembre venne perciรฒ firmato il decreto per lo scioglimento degli organi superiore e legislativo, disposizione alla quale questโ€™ultimo avrebbe reagito non solo dichiarando Elโ€™cin decaduto, ma designando al suo posto lโ€™allora vicepresidente Aleksandr Ruckoj (1947-vivente). Messo davanti al rifiuto di evacuare la โ€œCasa Biancaโ€, il leader del Cremlino avrebbe quindi approfittato degli assalti al municipio e alla stazione televisiva[5] per avallare, nella giornata del 4 ottobre, lโ€™intervento dei reparti speciali che avevano giร  circondato lโ€™edificio.

A distanza di ventotto anni, il numero delle vittime costituisce ancora argomento di dibattito: se si volesse prestare fede alle stime ufficiali, bisognerebbe accettare la cifra orientativa di 147 morti e 437 feriti. Un bilancio alquanto ottimistico, specie se si considera la portata degli scontri che avevano insanguinato, a partire dal 28 settembre, le vie della capitale.


Niccolรฒ Meta

La Minerva

Classificazione: 5 su 5.

NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] La formula perestroika indica quel programma di “ristrutturazione” promosso da Michail Gorbaฤรซv a partire dal 1986, necessario al rilancio di un modello economico misto ispirato alla NEP leniniana e al socialismo di mercato cecoslovacco

[2] Con l’espressione “parata delle sovranitร ” si intende il processo per il quale le repubbliche costituenti, a cominciare da quelle baltiche, rivendicarono la loro autonomia dall’Unione Sovietica, mettendo in discussione la prevalenza della legislazione federale su quella nazionale. Un simile esempio sarebbe stato presto imitato dai movimenti indipendentisti del Caucaso, a cominciare da quello ceceno.

[3] All’inizio del proprio mandato, Elโ€™cin poteva contare sull’appoggio di larghi strati dell’opinione pubblica. Egli si era infatti distinto per il ruolo avuto nell’agosto del 1991, quando guidรฒ l’opposizione contro il putsch ordito dal Comitato statale per lo stato d’emergenza.

[4] Il programma dei 500 giorni, cosรฌ ribattezzato perchรฉ avrebbe dovuto garantire il passaggio a un’economia di mercato entro un paio d’anni, venne redatto da Grigorij Javlinskij e dall’accademico Stanislav ล atalin. Benchรฉ godesse del pieno sostegno di El’cin, fu accantonato nell’agosto del 1990 in favore di un progetto meno radicale noto come “Le direttive principali per lo sviluppo” (anch’esso mai approvato).

[5] Su istigazione di Ruckoj, i manifestanti filo-parlamentari occuparono l’ufficio del sindaco per poi dirigersi verso la torre televisiva di Ostankino, dove trovarono ad attenderli le unitร  lealiste. Nel frattempo, diversi gruppi paramilitari antigovernativi erano riusciti a infiltrarsi nel Soviet Supremo.

  • Cigliano G., โ€œLa Russia contemporanea. Un profilo storicoโ€, Carrocci Editore, 2013, Roma
  • Valle R., โ€œLa metamorfosi della dittatura in Russia dallโ€™etร  moderna allโ€™etร  contemporaneaโ€. Rubbettino Editore, 2012, Soveria Mannelli.

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