Nel giorno dellโinsediamento della Dieta imperiale, lโorgano rappresentativo del popolo giapponese, la Costituzione Meiji entra formalmente in vigore. Si tratta di un passaggio fondamentale per il consolidamento del regime, artefice in quegli anni di un impetuoso sviluppo che avrebbe catapultato il Paese nel Gotha delle grandi potenze.
In seguito allโabbattimento del bakufu[1] e alla riabilitazione della Corona sotto lโimperatore Mutsuhito (1852-1912), pietre angolari di una stagione convulsa nota come Rinnovamento Meiji[2], il Sol Levante si imbarcรฒ in un ambizioso programma di modernizzazione che interessรฒ ogni aspetto della vita nazionale. A differenza di quanto si potrebbe credere, tuttavia, lโedificazione di un moderno Stato di diritto non fu sempre il prodotto di un disegno strutturato e coerente: dopo una fase iniziale caratterizzata da uno studio approfondito del parlamentarismo britannico, la volontร di reprimere qualunque spinta eversiva condusse lโestablishment a ideare un proprio modello dottrinale, invero caratterizzato da una forte impronta autoritaria e paternalistica.
ร sotto questa luce che occorre quindi interpretare lโemanazione, nel marzo del 1868, di un manifesto programmatico con cui il sovrano (tennล) prospettava il varo di importanti misure, nello specifico la convocazione di un corpo legislativo e la diffusione capillare del sapere occidentale[3]. Nei mesi successivi, tali promesse furono ancora una volta ribadite nel โDocumento sulla forma di Governoโ, il Seitaisho, ai sensi del quale lโesercizio del potere veniva riposto nelle mani del Gran Consiglio (Dajลkan)[4]. Malgrado ciรฒ, lโefficacia dellโistituto avrebbe continuato a risentire di una moltitudine di fattori, nello specifico dellโarbitrarietร dietro al conferimento delle cariche politiche e dellโestrema debolezza dellโAssemblea deliberativa[5].
Perchรฉ lโiter costituente subisse una drammatica accelerazione bisognรฒ attendere il 1879, quando il fiorire dei movimenti popolari (minken) obbligรฒ il tennล a richiedere lโintervento dei ministri sollecitandoli, attraverso un nuovo decreto, a elaborare dei progetti per una monarchia parlamentare. Nessuno di questi avrebbe perรฒ ottenuto un responso favorevole: la bozza redatta da Inoue Kaoru[6] (1836-1915) si scontrรฒ infatti con lโopposizione di Itล Hirobumi[7] (1841-1909), uno degli uomini piรน potenti del regime, solerte nel giudicarla troppo fedele agli atti europei e perciรฒ estranea al retaggio nazionale.
Lโintensificarsi del confronto dialettico ebbe ricadute cosรฌ profonde da minare le fondamenta stesse dellโesecutivo, diviso fra coloro che simpatizzavano con il liberalismo di ลkuma Shigenobu[8] (1838-1922) e chi, al contrario, appoggiava Itล nel suo esperimento โtrascendenteโ[9]. Nondimeno, ad assicurare il trionfo del secondo indirizzo sarebbero state le trame intessute dai conservatori per isolare ลkuma, costretto a dimettersi nell’ottobre del 1881 con l’accusa di aver cospirato ai danni del Dajลkan.
Con la promulgazione della legge fondamentale, lโ11 febbraio 1889, il lungo processo di State building avviato dagli oligarchi Meiji potรฉ ritenersi ufficialmente concluso. A tal proposito, รจ bene puntualizzare quanto la solennitร dellโepisodio trasparisse in ogni minimo dettaglio, dalla scelta della data[10] a quella di presentare il documento come un gesto dโamore del monarca. Scrive la professoressa Caroli, nelle pagine del libro Storia del Giappone:
ยซImprontata precipuamente alla tradizione giuridica tedesca [โฆ] e, comunque, coerente con l’ideologia dominante e col sistema di potere istituito [โฆ] essa [la Costituzione, n.d.a] sanciva innanzitutto l’inviolabilitร dell’imperatore, cui spettava il controllo supremo del potere politico e delle forze armate, assieme a un potere legislativo maggiore di quello attribuito al Parlamento. Il sovrano aveva oltretutto il diritto di nomina del Governo, i cui membri erano direttamente responsabili nei suoi confronti e non del Parlamento. Quest’ultimo era composto da una Camera dei Pari, riservata alla nobiltร , e da una dei Rappresentanti, eletta a suffragio ristretto e con poteri limitati. Restavano poi svincolati da ogni controllo altri organi, nonchรฉ il gruppo degli statisti anziani (genrล). Al popolo venivano riconosciuti diritti e doveri, pur assegnando alla legge il potere di limitarliยป.
Caroli.R., Gatti.F., Storia del Giappone, Roma-Bari, Editori Laterza, 2006, pag. 204.
Non deve quindi sorprendere se l’atmosfera politica del tempo fu dominata dallโinstabilitร : le prime due Diete, ree di non aver approvato il bilancio statale nella sua interezza, furono addirittura sciolte dopo pochi mesi di attivitร , mentre la terza venne eletta in un clima di intimidazioni senza eguali nella storia del Sol Levante. Il medesimo discorso andava applicato anche ai rapporti con le organizzazioni partitiche, la cui completa subordinazione alla causa nazionale sarebbe divenuta un fatto tangibile allโindomani della guerra con Pechino (1894-1895).
Niccolรฒ Meta
La Minerva
NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
[1] Fra il 1603 e il 1868, le sorti del Paese furono rette da uno shลgun, letteralmente โcapo dellโesercitoโ: circa ยผ del territorio nazionale finรฌ sotto il controllo diretto del bakufu, il governo militare imposto dalla dinastia dei Tokugawa, mentre il resto del Giappone rimase frammentato in almeno trecento feudi (han) guidati da signori locali (daimyล). In questa fase della storia nipponica, la figura dellโimperatore (tennล) svolse un ruolo del tutto simbolico, mentre ogni contatto col mondo esterno venne severamente proibito nel nome di una politica isolazionista (sakoku).
[2] Con lโaggravarsi della crisi politica che aveva investito lo shลgunato (bakumatsu), costretto suo malgrado a firmare una serie di โtrattati inegualiโ con lโOccidente, i quattro han di Chลshลซ, Hizen, Satsuma e Tosa maturarono la decisione di abbattere il bakufu. Il 3 gennaio 1868, la coalizione antigovernativa occupรฒ quindi il Palazzo imperiale proclamando la restaurazione del potere regio, nonchรฉ lโabolizione dellโistituto shogunale e lโespropriazione delle terre appartenute ai Tokugawa.
[3] Si tratta del โGiuramento sui cinque articoliโ, una dichiarazione di intenti ispirata alla โCostituzione di diciassette articoliโ del 604 d.C.
[4] La struttura del Dajลkan, suddiviso in sette branche titolari delle funzioni legislativa, esecutiva e giudiziaria era articolata come segue: Assemblea deliberativa, Esecutivo, Shintoismo, Finanze, Guerra, Esteri e Giustizia.
[5] Simili debolezze offrirono allโoligarchia dirigente un ampio margine di manovra: giร nel corso del 1869, la rudimentale tripartizione dei poteri venne accantonata in favore di un riassetto completo dellโistituto, presto affiancato nelle proprie mansioni da un Ufficio per gli Affari Shintoisti (Jingikan). Anche lโAssemblea deliberativa venne sciolta permanentemente, quasi a testimoniare la profonda confusione che regnava in quegli anni.
[6] Nato a Yuda il 16 gennaio 1836, il marchese Inoue Kaoru fu Vice Ministro delle Finanze e Ministro degli Affari Esteri durante lโetร Meiji. Benchรฉ avesse scalato il cursus honorum in tempi piuttosto brevi, i fallimenti nella rinegoziazione dei โtrattati inegualiโ e nella stesura della bozza costituzionale contribuirono, in ultima istanza, a sancirne il mesto declino. Morรฌ a Shizuoka il 1 settembre 1915.
[7] Nato a Tsukari il 16 ottobre 1841, Itล Hirobumi รจ stato senza ombra di dubbio una delle figure piรน centrali dell’era Meiji. Governatore della prefettura di Hyogo a soli ventotto anni, fra il 1873 e il 1878 si rese protagonista di una rapida ascesa che lo portรฒ a ricoprire gli incarichi di Ministro delle Infrastrutture e dellโInterno. Fu perรฒ l’assassinio del mentore ลkubo Toshimichi (1830-1878) a proiettarlo fino ai vertici dello Stato: nominato Premier per ben quattro volte, Itล seppe sfruttare ogni opportunitร per accrescere la propria egemonia, neutralizzando al tempo stesso l’influenza dei liberali. Sommo artefice dell’ordinamento politico entrato in vigore alla fine del secolo, nel 1901 si ritirรฒ a vita privata a causa dei ripetuti contrasti con il generale Yamagata (1838-1922). Venne assassinato il 26 ottobre 1909 da un giovane nazionalista coreano.
[8] Come molti giovani di umili origini, ลkuma Shigenobu aveva sostenuto attivamente la causa della Restaurazione, tanto da essere ricompensato con le cariche di Ministro per gli Affari Esteri (1868) e delle Finanze (1871). Malvisto dai conservatori per le simpatie liberali, nel 1881 fu costretto alle dimissioni per aver denunciato lo scandalo che aveva coinvolto il Dajลkan, colpevole di aver avallato la vendita fraudolenta di beni demaniali. L’anno successivo fondรฒ uno dei primi partiti della storia nipponica, il Rikken Kaishintล (Partito della Riforma Costituzionale), attraverso il quale tentรฒ di contrastare lโinfluenza di Itล. Scampato miracolosamente a un attentato terroristico, nel 1898 prese parte alla creazione del Kenseitล (Partito del Governo Costituzionale) ottenendo mandato per formare un governo di coalizione. Di nuovo Primo Ministro (1914), si ritirรฒ a vita privata nel 1916. Morรฌ il 10 gennaio 1922.
[9] Un governo โtrascendenteโ non risponde del proprio operato di fronte al Parlamento, bensรฌ nei confronti del Capo di Stato.
[10] Secondo la tradizione, il primo impero giapponese venne fondato lโ11 febbraio 660 a.C da Jinmu, mitico sovrano della tradizione nipponica.








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