Afghanistan 1979-1989 – Atto I: la Rivoluzione di Saur

Rispetto alle grandi promesse che avevano accompagnato lโ€™inizio della parabola repubblicana (17 luglio 1973)[1], il regime di Mohammed Daoud Khan (1909-1978) aveva palesato una grave incapacitร  nel relazionarsi coi principi dello Stato di diritto, fallendo nell’implementare le misure indispensabili al decollo socio-economico dell’Afghanistan. Non meno allarmante risultava essere la scarsa rappresentativitร  dell’assemblea legislativa, cruciale nellโ€™alimentare il malessere di quelle frange che stentavano a identificarsi nellโ€™establishment[2].

La graduale liberalizzazione dello scacchiere politico aveva tuttavia agevolato, a cavallo fra gli anni โ€™50 e โ€˜60, lโ€™ascesa di nuovi attori istituzionali quali il Partito Democratico Popolare (PDPA), fondato dai militanti marxisti Babrak Karmal (1929-1996) e Nur Mohammad Taraki (1917-1979). Questโ€™ultimo in particolare si era giร  distinto nei ruoli di giornalista e di scrittore prosaico, qualitร  che lo avevano reso il candidato perfetto per dirigerne lโ€™organo di stampa, il Khalq, grossomodo traducibile con โ€œPopoloโ€ o โ€œMassaโ€[3]  .

Di lรฌ a breve, il PDPA si sarebbe reso protagonista di un primo colpo di scena favorito dallโ€™acuirsi delle lotte intestine: lโ€™ala Khalq e il suo storico leader, Taraki, avevano infatti prospettato una conquista del potere in chiave leniniana, ossia tramite unโ€™azione violenta a opera di una ristretta รฉlite rivoluzionaria; al contrario, Karmal e i suoi seguaci riconoscevano lโ€™inattuabilitร  di un simile progetto vista lโ€™arretratezza del Paese, condizione superabile attraverso lโ€™edificazione di un vasto fronte animato da sentimenti nazional-patriottici. Questa seconda corrente, meglio conosciuta con l’appellativo di Parcham (letteralmente โ€œBandieraโ€ o โ€œVessilloโ€), si sarebbe distaccata dall’associazione durante il 1967, salvo poi riconfluirvi nella decade successiva.

LA RIVOLUZIONE DI SAUR E L’AVVENTO DELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA (1978-1979)

Stando al giudizio formulato da uno dei massimi esperti dellโ€™argomento, lโ€™archeologo e studioso statunitense Louis Dupree (1925-1989), il percorso che avrebbe condotto alla Rivoluzione di Saur fu scandito da un insieme di circostanze favorevoli, e non da una visione di lungo periodo.

In ogni caso, la scintilla dell’episodio fu innescata il 17 aprile 1978, quando il dirigente comunista Mir Akbar Khyber (1929-1978) venne assassinato mentre faceva ritorno a casa. Ancora oggi non vi sono reali certezze sull’identitร  dei mandanti: il governo avrebbe addossato la colpa allโ€™Hizb-i Islami, unโ€™organizzazione composta da accademici e studenti decisi a sradicare la minaccia marxista, mentre Taraki e gli esponenti dellโ€™intelligencija accusarono direttamente il Premier. Nei suoi scritti, Dupree ha invece suggerito il nome del ministro Abdul Qadir Nuristani, personaggio ben noto per il rigore mostrato nellโ€™esercizio delle proprie mansioni, oltre che per lโ€™odio irriducibile verso il movimento di sinistra.

La morte dellโ€™intellettuale diede comunque il via a una lunga serie di manifestazioni che raggiunsero l’acme appena 48 ore dopo: il giorno delle esequie, un corteo di 15.000 persone avrebbe invaso le strade di Kabul intonando slogan anti-americani, dettaglio che non mancรฒ di suscitare lo sgomento degli osservatori presenti; allarmato da una partecipazione cosรฌ numerosa, l’esecutivo tentรฒ allora di stroncare lโ€™iniziativa imprigionando i vertici del PDPA, inconsapevole di come Hafizullah Amin[4] (1929-1979) avesse giร  preso contatti con degli ufficiali simpatizzanti[5]; nelle giornate seguenti, si procedette quindi allโ€™elaborazione di un piano per abbattere l’establishment con unโ€™azione risolutiva, fissata per la mattinata del 27 aprile.

A differenza di quanto accaduto nel ’73, la Rivoluzione di Saur[6] fu un evento sanguinoso come testimoniarono lโ€™intervento dellโ€™aviazione e lโ€™assassinio di Daoud, bilancio al quale Dupree sommerebbe un altro migliaio di vittime.

PAROLA D’ORDINE: RIVOLUZIONARE L’AFGHANISTAN

Nelle dichiarazioni rilasciate all’indomani del golpe, i rappresentanti della Repubblica Democratica (RDA) rimarcarono non solo l’estraneitร  allโ€™ideologia comunista, ma che le politiche prossime allโ€™adozione avrebbero trovato fondamento nel nazionalismo afghano, nellโ€™osservanza dei precetti islamici e nel rispetto degli accordi internazionali. Nondimeno, la coalizione Khalq-Parcham si mosse tempestivamente per creare una cornice propedeutica a legittimarne lโ€™operato: nella giornata del 30 aprile, i 35 membri del Consiglio Rivoluzionario[7] approvarono il Decreto n.1, stabilendo che la RDA sarebbe stata amministrata in base alle direttive dellโ€™organo collegiale e che Taraki, โ€œgrande leader nazionale e rivoluzionario dellโ€™Afghanistanโ€, avrebbe cumulato le funzioni di Presidente e di Primo Ministro. Ventiquattro ore dopo fu la volta del Decreto n.2, relativo alla selezione di 21 personalitร  chiamate a far parte della squadra di governo. A tal proposito, รจ opportuno sottolineare come il nuovo Gabinetto si fosse fin da subito messo in luce per lโ€™etร  media dei componenti, compresa tra i 45 e i 50 anni. Prosegue Dupree, nel saggio intitolato Afghanistan under the Khalq:

Oltre al fattore etร , emergono alcune caratteristiche interessanti quando si suddivide la membership dell’esecutivo per formazione, appartenenza partitica e gruppo etnolinguistico:
undici ministri sono Khalq, ma due di loro si consideravano indipendenti alla vigilia del colpo di Stato; dieci membri appartengono ai Parcham; altrettanti hanno ricevuto un’istruzione avanzata negli USA; due in Egitto; uno ciascuno in Francia e nella Germania occidentale; quattro hanno studiato esclusivamente in Afghanistan;
solo i tre militari hanno ricevuto una formazione nellโ€™URSS, e si ritengono nazionalisti piuttosto che filo-russi.

Dupree.L., Afghanistan under the Khalq, ยซProblems of Communismยป, vol.28, no.4, 1979, p.40

Parimenti, per garantire la presa sul tessuto sociale venne impiegata una duplice strategia volta a promuovere le รฉlites emergenti, smantellando quelle affiliate al vecchio regime. Nellโ€™arco di pochi mesi, le carceri non si sarebbero soltanto riempite dei superstiti della famiglia reale, ma di tecnocrati altamente qualificati, โ€œcolpevoliโ€ di aver occupato posizioni di responsabilitร  durante la prima parentesi repubblicana. La RDA avrebbe in seguito provato a sostituirli con il personale dellโ€™organizzazione, ignorando il fatto che molti di essi non disponevano delle competenze necessarie. A ciรฒ bisognava aggiungere lโ€™esiguitร  degli iscritti al partito (le stime a riguardo sono molto vaghe, spaziando dalle 10.000 alle 50.000 unitร ), decisiva nel rendere lโ€™amministrazione statale inefficiente e lacunosa.

LE PRIME CREPE NEL FRONTE GOVERNATIVO, TRA VELLEITร€ DI RIFORMA E REPRESSIONE DEL DISSENSO

Pur avendo conquistato il potere in tempi tutto sommato brevi, il PDPA dovette ben presto fare i conti con la propria natura litigiosa e dualistica. Indispensabile per comprendere i motivi di questi malumori รจ lโ€™analisi dei trascorsi che orientarono lโ€™attivitร  dei dirigenti, cresciuti in contesti politici affini ma, in egual misura, separati dallโ€™indottrinamento cui erano stati sottoposti.

Volgendo uno sguardo alla carriera di Babrak Karmal, รจ possibile riscontrare una certa adattabilitร  nel seguire il corso degli eventi: dote che, assieme allโ€™ambizione smodata, lo aveva reso un avversario formidabile agli occhi dei Khalq. Dopo aver guidato lโ€™ala sinistra del fronte studentesco, il futuro Presidente aveva infatti svolto un ruolo trainante nella secessione della minoranza Parcham (1967), portando con sรฉ figure di rilievo quali il summenzionato Khyber, il poeta Mohammad Suleyman Laek e la dottoressa Anahita Ratebzad. Fin dal 1963, egli aveva peraltro giocato la carta della cooptazione nelle strutture liberali, partecipando in maniera energica al dibattito parlamentare. Una linea dโ€™azione non condivisa dagli esponenti della seconda frangia, fautrice di un approccio piรน defilato grazie all’opera di reclutamento nei quadri delle forze armate, dei dipendenti pubblici e degli insegnanti attivi nelle zone rurali.

Nondimeno, il rapido esaurimento della parentesi democratica lo aveva spinto ad abbracciare le trame sovversive di Daoud, salvo poi cadere vittima dei suoi stessi intrighi[8]. Giร  a partire dal 1975, l’immagine del movimento presso gli ambienti cittadini risultava irrimediabilmente compromessa, preludio di una riappacificazione con l’ala intransigente e dellโ€™ascesa di Babrak al rango di Vice-Primo Ministro. Se da un lato il conseguimento di una carica cosรฌ ambita rappresentava un traguardo apprezzabile, dallโ€™altro lโ€™intensificarsi delle lotte interne offrรฌ un potente stimolo per cercare il supporto di alleati come il colonnello Abdul Qader, l’eminenza grigia dietro ai putsch del ’73 e del ’78. Tali sforzi non sarebbero perรฒ sfuggiti ai loro colleghi, solerti nel confinarli nel ruolo di semplici ambasciatori.

Piรน cruenta si dimostrรฒ l’offensiva ingaggiata contro i nazionalisti, spesso condotta con metodi discutibili quali la fabbricazione di prove e il ricorso alla violenza fisica. A farne le spese furono il medesimo Qader, il ministro per lโ€™educazione Mohammad Rafi e quello per la Pianificazione Economica, Sultan Ali Keshtmand, mentre il responsabile per gli Affari di Frontiera, Nizamuddin Tahzib, venne condannato agli arresti domiciliari. Le presunte confessioni furono trasmesse su larga scala grazie al servizio di broadcasting offerto da Radio Kabul, determinante nel dipingere Karmal alla stregua di un losco burattinaio.

รˆ utile segnalare che il periodo in cui Amin e Taraki monopolizzarono l’agone politico sia coinciso, per sommi capi, con una delle stagioni piรน sanguinose e repressive della storia afghana. Per cogliere appieno la portata del terrore che caratterizzรฒ quegli anni, รจ sufficiente dare unโ€™occhiata alle dichiarazioni rilasciate dagli emissari del nuovo governo che, in una nota del febbraio del 1980, riconobbero lโ€™esecuzione di almeno 12.000 civili. Tali cifre costituivano in veritร  una mera percentuale delle persone scomparse, nello specifico quelle transitate nella prigione di Pul-i Charkhi: secondo le stime piรน accreditate, il numero effettivo si aggirerebbe piuttosto fra i 50.000 e i 100.000 morti.

Cominciata nellโ€™autunno del 1978, la campagna di arresti trovรฒ dei bersagli privilegiati nellโ€™alto clero, negli intellettuali maoisti e nei militanti Parcham, ossia in chiunque fosse estraneo allโ€™etnia Pashtun. Non fu certo un caso se, agli arresti eseguiti dai โ€œgruppi di sicurezzaโ€ in base alle delazioni e ai sospetti agitati dal KHAD (Agenzia di Intelligence Statale), si aggiunse la liquidazione di interi villaggi come accaduto nelle province di Samangan, Kunar, Darrah-yi Souf e Farah.

LE GRANDI INIZIATIVE PALINGENETICHE: DALLA RIFORMA AGRARIAโ€ฆ

Una volta assunta le leadership, le autoritร  comuniste si occuparono degli ambiziosi programmi di trasformazione socio-economica del Paese. Con il decreto n.3 (4 maggio 1978) venne abrogata la legge fondamentale del 1977, stabilendo al suo posto l’iter da seguire fino alla convocazione dellโ€™assemblea costituente. Questo provvedimento attribuiva, in ultima istanza, lโ€™esercizio del potere a un tribunale chiamato a esprimersi sui reati commessi contro la Rivoluzione.

Il 12 giugno furono invece approvate le disposizioni relative allโ€™aspetto della nuova bandiera, rossa con inserti dorati (Decreto n.4); alla revoca della cittadinanza per ventitrรฉ membri della famiglia reale (Decreto n.5); allโ€™estirpazione, nelle aree rurali, della pratica dellโ€™usura (Decreto n.6). Il Decreto n.7 (17 ottobre 1978) sancรฌ la paritร  di diritti fra uomo e donna, invero concessione sperimentata nei testi costituzionali precedenti, regolamentando lโ€™istituto della dote, le spese per i matrimoni e abolendo la prassi delle unioni combinate. Per concludere, il n.8 formalizzรฒ la suddivisione delle terre tramite cooperative incaricate di fornire crediti, fertilizzanti e molto altro ancora.

Per raggiungere gli obiettivi e ampliare la base di supporto, l’entourage di Taraki adottรฒ una triplice linea costruita sulla repressione del dissenso, sul varo della giร  citata riforma agraria e sulla lotta allโ€™analfabetismo. A tal proposito, รจ interessante riportare quanto scritto da Olivier Roy nel libro Islam and Resistance in Afghanistan, dove le ragioni del loro fallimento venivano ricondotte a una conoscenza approssimativa del pensiero marxiano, allโ€™inabilitร  nel decifrare la situazione socio-politica e, soprattutto, alla pretesa infondata di aver realizzato un tipo di socialismo ยซadatto ai Paesi del Terzo Mondo, senza fasi intermedieยป[9].

Stando ai teorici del PDPA, la societร  afghana poteva ritenersi feudale perchรฉ i contadini (dehqan) erano sfruttati da una cerchia ristretta di proprietari terrieri, i khan, coadiuvati dallโ€™elemento clericale. Questโ€™ultimo si sarebbe servito della religione per esercitare il proprio monopolio sulla vita dei braccianti, congiuntura che aveva sollecitato lโ€™intervento di alcuni โ€œrivoluzionari di professioneโ€ per guidare il passaggio dalla โ€œclasse in sรฉโ€ a quella โ€œper sรฉโ€. Una simile opera d’illuminazione avrebbe quindi garantito al regime la fedeltร  incondizionata delle masse, finalmente risvegliate dal torpore nel quale erano cadute secoli prima.

Pur basandosi su principi incontestabili come, ad esempio, lโ€™abolizione del sistema ipotecario e la confisca degli appezzamenti che avessero superato i sei ettari, la volontร  di presentarla sul piano ideologico si rivelรฒ un errore grossolano. Precisa Roy:

Ciรฒ che era ingiusto per un contadino non era il possesso della proprietร  in sรฉ, ma lโ€™abuso di potere, sia sotto forma di denaro (usura), sia attraverso lโ€™esercizio della potestร  (autoritarismo e corruzione).

Roy.O., Islam and Resistance in Afghanistan. Second Edition, Cambridge University Press, 1990, p.87.

Unโ€™ulteriore prova della superficialitร  con cui lโ€™intero disegno venne portato avanti trasparve, in modo piuttosto palese, nella descrizione delle pietre angolari sulle quali poggiava lo sfruttamento dei lavoratori, ossia la famiglia nucleare e la vastitร  dei poderi. Oltre a denotare una scarsa conoscenza degli usi e dei costumi del proprio popolo (gli afghani vivono in comunitร  di tipo patriarcale), tale approccio sembrava ignorare che lo strapotere dei latifondisti si era materializzato sotto forma della distribuzione delle sementi, delle attrezzature agricole e nella regolamentazione dellโ€™accesso alle fonti idriche. Pertanto, la riassegnazione dei terreni tenendo conto della sola estensione rappresentava un espediente inefficace, utile soltanto ad alimentare lโ€™ostilitร  di chi era stato colpito dai provvedimenti espropriativi.

I problemi legati alla scomparsa della mezzadria furono per giunta esacerbati dalla condotta degli ex concedenti, restii a fornire il necessario per arare i campi e impossibilitati, dopo lโ€™abolizione dellโ€™usura, nellโ€™erogare prestiti. Altrettanto discutibile fu la decisione di trasferire i braccianti nelle aree appena requisite, spesso distanti centinaia di chilometri e quasi mai idonee ad accoglierli vista la mancanza di infrastrutture, aiuti finanziari e supporto logistico.

โ€ฆALLA LOTTA ALL’ANALFABETISMO

Non meno importante nellโ€™ottica di questo processo palingenetico fu la lotta allโ€™analfabetismo e alla superstizione religiosa. Fissata per il 1979, la campagna per lโ€™istruzione obbligatoria cominciรฒ con sette mesi dโ€™anticipo grazie allโ€™invio di 18.500 docenti, 16.000 dei quali volontari scelti sulla base di criteri non troppo restrittivi. Muniti di un manuale approvato dal regime e imbevuto di retorica marxista, ciascuno di loro si sarebbe dovuto recare nei villaggi per istruire le masse senza distinzione di sesso, etร  e provenienza sociale. Secondo le stime elaborate da Kabul, l’impegno avrebbe richiesto non piรน di 150 ore pro-capite.

Quando si analizzano le dinamiche associate a progetti cosรฌ temerari e invasivi, specialmente se lโ€™ambito di applicazione si differenzia in netta misura dai contesti cui siamo soliti rapportarci, risulta facile approdare a semplificazioni eccessive o addirittura banali. Tra i miti piรน difficili da demolire svetta lโ€™impermeabilitร  del popolo afghano ai tentativi di scolarizzazione promossi dallo Stato, a sua volta presentato alla stregua di un attore poco propenso nellโ€™investire capitali. Al contrario, gli abitanti delle campagne palesarono in molteplici occasioni il desiderio di apprendere i rudimenti della grammatica, tendenza favorita dagli sforzi economici profusi dalla monarchia e dalla repubblica. Riporta Olivier Roy:

Si ritiene che, sotto l’amministrazione precedente, il 30% dei ragazzi e il 5% delle ragazze avesse ricevuto unโ€™istruzione, e che entrambe le stime stessero crescendo.

Roy.O., Islam and Resistance in Afghanistan. Second Edition, Cambridge University Press, 1990, p.93.

Pertanto, la resistenza ai disegni pedagogici non affondava nei presupposti concettuali, ma nelle modalitร  con cui si erano concretizzati: i professori, invero studenti universitari o allievi dei politecnici, avevano spesso mostrato comportamenti sprezzanti quando non autoritari, affronto intollerabile in una societร  dove il rispetto per la gerarchia ha sempre svolto una funzione centrale. Allo stesso modo, la pretesa per cui gli anziani dovessero frequentare le lezioni costituiva una fonte di grave disagio, cosรฌ come il riconoscimento del diritto delle donne allo studio[10].

Kabul all’indomani della rivoluzione di Saur.

Lโ€™INSURREZIONE ANTI-GOVERNATIVA (APRILE-DICEMBRE 1979)

Lโ€™escalation della mobilitazione anti-governativa subรฌ una drastica impennata agli inizi del ’79, dapprima assumendo i contorni ben noti della sollevazione tribale, e solo in seguito maturando una sfumatura ideologica. Per comprendere i motivi dietro a un periodo di โ€œincubazioneโ€ tanto lungo, รจ imperativo tener conto delle pratiche che per secoli hanno scandito lโ€™esistenza del popolo afghano, assorbito nella raccolta delle mรจssi e nella transumanza delle mandrie. Con lโ€™arrivo dellโ€™autunno e l’interruzione delle attivitร  pocโ€™anzi descritte, il malessere delle campagne sarebbe degenerato in fenomeni di aperta ribellione, destinati a propagarsi con estrema rapiditร . Persino il cuore della Repubblica Democratica, Kabul, venne colpito da una sequela di attentati dinamitardi.

Piuttosto emblematica fu la rivolta delle tribรน nuristane a nord di Jalalabad (luglio 1978): cominciata con un assalto alla stazione di guardia presieduta da alcuni funzionari governativi, nei mesi seguenti si sarebbe estesa alle valli di Waygal, Kamdesh e Ramgal. Quando in ottobre furono espugnati altri due avamposti, lโ€™esecutivo decise finalmente di intervenire distribuendo armi ai gruppi ostili ai Nuristani, offrendosi addirittura di supportarli con un battaglione meccanizzato. Tali operazioni sarebbero procedute in maniera spedita finchรฉ, al termine di uno scontro campale consumatosi in febbraio, la coalizione delle tre vallate non distrusse il piccolo reparto, siglando una pace separata con le altre comunitร .

Nel marzo del 1979, i ribelli avevano oramai consolidato il loro controllo sullโ€™intera provincia del Kunar, ponendo non solo le premesse per la nascita dello Stato libero del Nuristan, ma anche per una situazione difficilmente gestibile per la RDA. Appena qualche settimana dopo, circa metร  del territorio nazionale sarebbe infatti passato in mani nemiche, condizione resa ancora piรน critica dalle diserzioni che stavano dissanguando le forze armate.

A fronte di una simile congiuntura, Taraki si sarebbe appellato al Segretario Generale del Partito Comunista sovietico, Leonid Brรจลพnev (1908-1982), affinchรฉ autorizzasse il dispiegamento delle truppe nel Paese. La risposta fu, almeno in un primo momento, negativa.

Niccolรฒ Meta

La Minerva

Classificazione: 5 su 5.

NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] Approfittando dell’assenza del re, il cugino e tenente generale Mohammed Daoud Khan aveva orchestrato un golpe non violento per abbattere la monarchia (17 luglio 1973). Alla sua origine figuravano una moltitudine di concause quali il cronico sperpero di risorse, conseguenza della corruzione dilagante in ogni meandro della macchina statale; lโ€™incostanza della Corona nellโ€™implementare le normative costituzionali; il timore per cui i movimenti liberali e marxisti indebolissero le fondamenta dello Stato.

[2] Uno degli indicatori piรน eloquenti dell’arbitrarietร  governativa fu la crisi del 18 marzo 1977, durante la quale la decisione del Premier di nominare personalmente i membri del Comitato Centrale (Shura Marzaki) determinรฒ, in modo piuttosto prevedibile, le dimissioni di sei ministri.

[3] Edite dal poeta Bareq Shafiiee, le prime sei uscite tratteggiavano quello che sarebbe divenuto il programma dell’associazione, allineandola alle forze del mondo socialista. Le pressanti richieste per la riforma della proprietร  agraria e per la socializzazione dell’economia, tuttavia, spinsero l’Ufficio del Procuratore Generale a ordinare la chiusura della testata (1966).

[4] Nato il 1 agosto 1929 a Paghman, cittร  a forte maggioranza Pashtun, Hafizullah Amin รจ stato una delle figure chiave all’interno del PDPA. Ex luogotenente di Taraki, ha ricoperto il ruolo di Presidente della Repubblica Democratica Afghana dal 14 settembre al 27 dicembre 1979. Venne assassinato dai reparti speciali sovietici nel corso dell’operazione ล torm 333.

[5] La prova evidente dell’impreparazione governativa emerse dalla scelta di confinare Amin agli arresti domiciliari; disposizione, questa, non applicata ai suoi parenti, che poterono perciรฒ usufruire della massima libertร  per scambiare informazioni con gli altri congiurati.

[6] La Rivoluzione di Saur deve il proprio nome al secondo mese dellโ€™antico calendario persiano.

[7] Il Consiglio Rivoluzionario ha rappresentato, nel periodo compreso fra il 1978 e il 1992, lโ€™organo supremo della Repubblica Democratica dellโ€™Afghanistan. Modellato sulla falsariga del Soviet Supremo, la sua funzione primaria consisteva nellโ€™avallo delle decisioni maturate dal Presidium.

[8] Memore del contributo prestato nellโ€™abbattimento della monarchia, il premier Daoud autorizzรฒ l’invio di 160 militanti Parcham affinchรฉ svolgessero la mansione di amministratori provinciali. Per quanto incredibile possa sembrare, una simile manovra rientrava allโ€™interno di una strategia ad ampio respiro volta a indebolire lโ€™opposizione, confinandola nelle aree rurali. Lรฌ, infatti, il predominio dei grandi proprietari terrieri e la diffidenza dellโ€™elemento popolare ne avrebbero smorzato lโ€™entusiasmo, trasformandoli in una cricca ancora piรน inetta e corrotta della precedente.

[9] Roy.O., Islam and Resistance in Afghanistan. Second Edition, Cambridge University Press, 1990, p.84.

[10] รˆ interessante sottolineare come, in quest’ultimo caso, il principale motivo di sdegno risiedesse nella creazione di classi miste. Oltretutto, la cronica mancanza di istitutrici obbligava i loro colleghi a presiedere agli insegnamenti, soluzione che non aveva mancato di suscitare il risentimento di quanti temevano influenze negative.

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