Prigionieria in una stanza: la storia di Blanche Monnier

Poitiers è un’incantevole città della Francia centrale che conta poco meno di 100.000 abitanti. Affacciata sulle benevole acque del fiume Clain, essa costituisce ancora oggi una meta di notevole interesse turistico. Proprio qui, il 1 marzo 1849, nacque una bellissima bambina di nome Blanche Monnier (1849-1913), secondogenita di una famiglia borghese il cui padre, Charles Émile, insegnava lettere presso l’università locale.

La vita della fanciulla sarebbe cambiata per sempre nel 1874 quando, ormai venticinquenne, si innamorò perdutamente di un modesto avvocato parigino, venendone peraltro ricambiata. Malgrado ciò, la famiglia di Blanche non tardò ad opporsi a una simile relazione, vuoi per via della significativa differenza d’età, vuoi perché le convinzioni politiche dell’uomo mal si conciliavano con il conservatorismo dei Monnier. La situazione precipitò nel 1882 quando, alla morte di Charles, la giovane restò sola con la madre e con il fratello, personaggio di spicco nell’ambiente cittadino: da quel momento in poi, ella scomparve infatti nel nulla senza lasciare alcuna traccia finché, il 22 maggio 1901, una lettera anonima non giunse all’attenzione delle autorità giudiziarie:

“Signor Procuratore generale, ho l’onore di informarvi di un evento eccezionalmente grave. Parlo di una vecchia ragazza che è bloccata nella casa di Madame Monnier, in mezzo alla fame, e che vive in un letto sporco dagli ultimi venticinque anni “.

In seguito alla segnalazione, la polizia irruppe finalmente nella dimora dei Monnier, trovandosi di fronte uno spettacolo agghiacciante:

«Abbiamo dato immediatamente l’ordine di aprire la finestra dell’edificio. Questo fu fatto con estrema difficoltà, perché dalle vecchie tende scure cadeva moltissima polvere. Per aprire le persiane era necessario rimuoverle dalle cerniere a destra. Appena la luce entrò nella stanza abbiamo notato, dietro, sdraiata su un letto, la testa e il corpo coperti da una coperta repulsivamente sporca, una donna identificata come Mademoiselle Blanche Monnier. La sfortunata donna si trovava completamente nuda su un materasso di paglia marcio. Tutto intorno a lei formava una sorta di crosta fatta da escrementi, frammenti di carne, verdure, pesce e pane marcio. Abbiamo anche visto le conchiglie di ostriche e gli insetti che correvano nel letto di Mademoiselle Monnier. L’aria era così irrespirabile, l’odore dato dalla stanza era così forte, che era impossibile continuare la nostra indagine».

Il caso divenne ben presto di pubblico dominio, tanto che i giornali si riempirono di articoli relativi a “La recluse de Poitiers“.

In questa prima fase, le indagini si concentrarono sulla condotta tenuta dalla madre della sventurata, Louise, la quale tuttavia morì appena due settimane a causa di problemi cardiaci; a quel punto l’occhio della magistratura si spostò sul fratello di Blanche, Marcel, il quale venne condannato a soli 15 mesi di reclusione grazie a una serie di attenuanti (in primis la forte leva morale esercitata dal genitore). A influire su una pena così benevola contribuì la scoperta di diverse turbe mentali, nello specifico l’anoressia e la schizofrenia, che avrebbero tormentato la fanciulla sin dalla più tenera età, disturbi che avrebbero spinto i parenti a isolarla dal resto della società. Un fatto, questo, confermato dai domestici chiamati a rispondere dell’indifferenza palesata nei confronti della ragazza, solerti nell’evidenziarne il decadimento cognitivo all’indomani della scomparsa del padre.

All’età di 52 anni, Blanche venne finalmente liberata dalla propria prigionia, trascorrendo il resto dell’esistenza in un ospedale psichiatrico senza mai riuscire a riprendersi. Molti anni più tardi, nel 1941, la Francia di Vichy avrebbe emanato la “Legge sull’omissione di soccorso alle persone in difficoltà“, invero ispirata alla terribile vicenda vissuta dalla donna.

Gianluca Marzari

La Minerva

Classificazione: 5 su 5.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

  • André Gide, La Séquestrée de Poitiers, Edizioni Gallimard, 2012;
  • Jean-Marie Augustin, L’histoire véridique de la séquestrée de Poitiers, Edizioni Fayard, 2001

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