Red Tails – La vera storia dei piloti di Tuskegee

Riservato ai bianchi. Chissà se l’aviatore Alfred Anderson ripensava a quel cartello, probabilmente uno dei motivi che lo avevano spinto ad arruolarsi nell’aeronautica militare, mentre portava la manetta del proprio velivolo in avanti. Alle sue spalle, un passeggero molto speciale: la First Lady Eleanor Roosevelt, che in quel 29 marzo 1941 lo aveva voluto espressamente come pilota per un volo dimostrativo. Una scelta che ricalcava quella maturata da suo marito, Franklin, solerte nel promuovere la creazione di unità afroamericane all’interno delle forze armate.

Nondimeno, la storia che affronteremo oggi inizia ben prima della fondazione del 99th Fighter Squadron, insignito dell’iconico appellativo di Red Tails (code rosse), ed è una vicenda destinata a intrecciarsi inevitabilmente con la tematica del razzismo. Senza scomodare la guerra di secessione, parentesi oltremodo complessa che necessiterebbe di un ulteriore approfondimento, agli inizi del XX secolo l’esistenza del segregazionismo era una realtà consolidata anche nell’esercito, un’onta alla quale il presidente Truman avrebbe posto fine soltanto nel 1948 con l’ordine esecutivo 9981. Volendo operare una sintesi ancora più estrema, prima dell’entrata in vigore di questo provvedimento esisteva un’effettiva separazione fra le truppe di colore e non.

Di fronte alle proteste nate dalla reticenza nel vedersi attribuito il diritto di servire il proprio Paese su un piano di parità, nell’aprile del ‘39 il Congresso si risolse ad approvare la legge pubblica n. 18 sugli stanziamenti, disposizione contenente l’emendamento proposto dal senatore Schwartz per l’allocazione di fondi per l’addestramento dei piloti afroamericani, invero confinati in apposite scuole di volo. Come si potrà facilmente intuire, il percorso di questi volontari fu costellato di innumerevoli insidie, nonché scandito da un sentimento di cronica e irragionevole diffidenza: piuttosto emblematica fu la volontà di istituire un apposito gruppo di studio incaricato di analizzarne il comportamento, quasi si fosse trattato di cavie da laboratorio. Commentò in proposito Coleman Young, futuro membro dello squadrone e primo sindaco afroamericano di Detroit:

Hanno reso gli standard così alti che siamo diventati un gruppo d’élite.

Al termine del durissimo addestramento avvenuto nella città di Tuskegee (Alabama), luogo che contribuisce a spiegare l’altrettanto celebre soprannome (Tuskegee Airmen), nel 1943 furono inviati in prima linea per prendere parte alle operazioni contro Pantelleria, una piccola isola vulcanica presidiata da oltre 11.000 Italiani e da un centinaio di tedeschi.

Una volta entrati in servizio attivo, i Red Tails cominciarono a collezionare un numero sempre maggiore di vittorie divenendo, complice l’inconfondibile livrea, una presenza rassicurante per gli equipaggi dei bombardieri che erano chiamati a scortare. Tra le azioni più famose che sarebbero loro valse numerose onorificenze e, negli anni a seguire, ben due film, ricordiamo quella che il 24 marzo 1945 li portò ad abbattere 3 caccia a reazione Messerschmitt Me-262, probabilmente i jet più performanti mai entrati in servizio durante la seconda guerra mondiale.

Tra il 1941 e il 1946 furono oltre 900 i piloti che volarono sotto le insegne dei Tuskegee, dimostrando in maniera inequivocabile l’infondatezza di quelle teorie imperanti in un Paese che, ancora oggi, è chiamato a misurarsi quotidianamente con lo spettro della discriminazione razziale.

Gianluca Marzari

La Minerva

Classificazione: 5 su 5.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

  • Jones S.L., The Red Tails: World War II’s Tuskegee Airmen, Perfection Learning, 2000;
  • Jefferson A., Carlson L.H., Red Tail Captured, Red Tail Free: Memoirs of a Tuskegee Airman and Pow, Fordham Univ Pr, 2017.

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