L’incontro Hitler-Mannerheim

Che suono aveva la voce di Adolf Hitler? A un primo impatto potrebbe sembrare un domanda retorica, vista l’enorme mole di tracce audio, filmati e materiale propagandistico giunta fino a noi. Eppure, a un’analisi più attenta è possibile constatare come essi si limitino ad eventi ufficiali, circostanze la cui “spettacolarità” non poteva che imporre l’utilizzo di uno stile calzante, a tratti feroce, in grado di trascinare le masse grazie a un impiego sapiente dell’arte retorica. Tra le poche eccezioni figura il colloquio tenutosi con il maresciallo Mannerheim il 4 giugno 1942, dove sembrerebbe emergere un lato quasi sconosciuto del dittatore. Prima di lasciarvi alla registrazione vorremmo però raccontarvi di come essa abbia superato la prova del tempo, demolendo quei falsi miti alimentati da coloro che li hanno sfruttati per il proprio tornaconto.

Piuttosto significativo è stato il contributo offerto dallo scrittore Kari Salo che, nell’opera “I viaggi in treno del maresciallo Mannerheim, 1939-1946”, ha smentito la leggenda secondo cui il tecnico del suono Thor Damén, all’epoca dipendente presso la Yleisradio (YLE), avrebbe scagliato un trasduttore attraverso il finestrino della carrozza non appena accortosi che questa non era sorvegliata[1]. Una disamina condivisa dal capitano Kalle Lehmus, allora al vertice del Dipartimento Informazioni del Quartier Generale finlandese, solerte nel puntualizzare quanto l’intero vagone fosse monitorato dai suoi ricevitori. A screditare la narrativa di Damén contribuiscono infine le immagini dell’archivio fotografico SA, puntuali nel dimostrare l’impossibilità di lanciare l’apparecchio vista la completa chiusura delle vetrate.

Malgrado ciò, la versione del fonico è stata accolta acriticamente dal gestore degli archivi della YLE, il quale l’ha inclusa nelle proprie memorie (1989), così come da un noto giornalista tedesco. Quest’ultimo dettaglio non può che destare una certa impressione, specie se si considera che la divulgazione del materiale fotografico ha attestato la presenza di almeno un microfono. Un aspetto, questo, che denoterebbe l’effettiva trasparenza della discussione. Esistono anche diverse interpretazioni sul motivo per il quale il nastro risulterebbe incompleto: stando al giudizio espresso da Damén, esso sarebbe stato tagliato da alcuni soldati delle SS che ne avrebbero compreso la natura privata; al contrario, il summenzionato Lehmus avrebbe ordinato di sospendere la registrazione perché non rientrante in un contesto formale.

Altrettanto travagliata è stata la ricostruzione dell’iter che avrebbe permesso alla conversazione di divenire di pubblico dominio: il Dipartimento Informazioni avrebbe infatti richiesto all’emittente di non distruggere la bobina, bensì di depositarla facendone una copia; a quel punto il clone sarebbe stato inviato al responsabile per la censura, Kustaa Vilkuna, il quale l’avrebbe consegnato all’Archivio di Registrazione e Conservazione della Finnish Broadcasting Corporation (FBC). Pare inoltre che l’aiutante di Mannerheim, il colonnello Osvald Rafael Bäckman, abbia confidato a Salo che una copia era già stata venduta agli svedesi, e che nel 1947 il giornale Aftonbladet ne avesse pubblicato la trascrizione. Nondimeno, l’autore non avrebbe trovato alcuna prova a supporto di una simile tesi. Bäckman sosteneva inoltre che il misterioso venditore non fosse altri che Damén, in quanto la qualità del nastro conservato dalla FBC era assai inferiore a quello rinvenuto nella sua tenuta (1992)[2].

Suicidatosi nel Führerbunker il 30 aprile 1945, Hitler non è mai venuto a conoscenza della registrazione. Viceversa, il generale finlandese ne è stato messo al corrente soltanto nel 1948, mentre stava stilando le proprie memorie[3].

Forti di questa breve introduzione, non ci resta che lasciarvi all’ottimo video curato dal canale YouTube Parabellum.

Buon ascolto!

Mirko Campochiari, Niccolò Meta

La Minerva

Classificazione: 5 su 5.

NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] Stando alla ricostruzione dell’autore, il movente dietro a una simile menzogna sarebbe stato di natura economica, dal momento che la ricompensa percepita dalla vendita sarebbe equivalsa “a molti mesi di stipendio”

[2] In sintesi, il nastro originale sarebbe stato copiato almeno tre volte: la prima nel 1942, la seconda nel 1955 e l’ultima nel 1957.

[3] Vi sono diverse note di colore legate alla vicenda del nastro: al fine di replicare il timbro e il tono della voce del dittatore, l’attore Bruno Ganz avrebbe ricevuto una copia della registrazione nell’ambito del film “La caduta” (Der Untergang); pare inoltre che Mannerheim, pur essendo consapevole della contrarietà di Hitler al fumo, avesse acceso un sigaro per valutarne la reazione.

  • The Master’s Train – Mannerheim’s Train Journeys 1939-1946, di Kari Salo
  • The Unknown Mannerheim, di Kalle Lehmus
  • The Memoirs of Marshal Mannerheim, di Carl Gustaf Emil Mannerheim.

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