“Penna bianca”: la vera storia di Carlos Hathcock

La storia di “Penna bianca”, al secolo Carlos Norman Hathcock, ebbe inizio il 20 maggio 1942 nella città di Little Rock, nell’Arkansas.

Egli nacque in un periodo estremamente difficile per gli Stati Uniti d’America, impegnati al fianco degli Alleati nella cornice della seconda guerra mondiale. Un conflitto che ebbe pesanti ripercussioni non solo sulla vita degli adulti, ma anche su quella dei bambini, costretti a crescere lontano dall’affetto dei loro cari inviati al fronte. Malgrado ciò, Carlos cominciò fin da subito a visionare il proprio futuro, giocando nei boschi e immaginando di combattere contro quegli stessi nemici affrontati dal padre: una fantasia senz’altro alimentata da un vecchio fucile appositamente modificato dal genitore, reso inoffensivo al fine di evitare qualsiasi tragedia.

Divenuto adolescente, egli avrebbe continuato a girovagare nei boschi cacciando piccole prede grazie a un’arma finalmente funzionante, un J.C. Higgins calibro.22. La passione per le armi da fuoco venne del resto alimentata da un’abilità che non aveva mancato di palesarsi, con diverse competizioni vinte ben prima dell’arruolamento nelle forze armate. Come si può facilmente intuire, la strada del ragazzo e quella dell’esercito erano destinate a incrociarsi, e il giorno del suo diciassettesimo compleanno (20 maggio 1959) Hathcock si arruolò come volontario nel corpo dei Marines.

L’addestramento si rivelò incredibilmente duro, ma fu proprio in quel periodo che ebbe modo di affinare la propria tecnica ottenendo la qualifica di tiratore esperto, nonché di incontrare la propria anima gemella: Josephine Bryan. Sei anni più tardi, Carlos avrebbe ricoperto il ruolo di istruttore di tiro nel North Carolina, vantando al proprio attivo numerosi titoli in gare prestigiose quali la Wimbledon Cup. Nonostante l’indiscutibile talento, egli scontava importanti lacune nella manutenzione dell’arma e del relativo munizionamento, tendenza imputabile al completo disinteresse verso ciò che non era legato all’eliminazione del bersaglio. Obiettivi che, tuttavia, non sarebbero scarseggiati ancora a lungo: l’anno successivo si imbarcò alla volta del Vietnam del Sud, gettando le basi per il mito di “Penna bianca”.

Nell’opera “I 10 cecchini più letali della storia”, Victor Neumann parla di un fuciliere che non è entrato nella leggenda per il numero delle vittime accreditate, bensì per alcuni episodi che hanno dell’incredibile. Carlos era infatti capace, una volta in azione, di diventare un tutt’uno con l’ambiente in cui operava, oltre che di:

entrare in una bolla, riuscendo a raggiungere uno stato di assoluta e profonda concentrazione“.

Naumann V., “I 10 cecchini più letali della storia“, pubblicazione indipendente, 2021.

In parole più semplici, egli era in grado di “scandagliare” il paesaggio che gli si presentava dinnanzi, caratteristica impreziosita dalle ottime doti mimetiche.

Parlando dei bersagli neutralizzati, cifra che probabilmente differisce dal bilancio effettivo, le stime ufficiali si attestano invece sulle 93 unità: un computo notevole, se si pensa che si sta parlando di vite umane ma, al tempo stesso, tutt’altro che incredibile se paragonato ad altri cecchini quali Simo Haya e Ljudmila Pavličenko. Nondimeno, ciò contribuisce a spiegare la ragione per cui i Viet Cong avessero posto una taglia di 30.000 dollari sulla sua testa, molti di più dei 2.000 offerti per qualsiasi altro combattente americano.

Ma quali furono i colpi più famosi messi a segno dal tiratore? Tra i molti spicca l’aver ucciso un soldato nemico da un distanza superiore ai 2 km, oltre alla missione che lo costrinse a strisciare nella giungla per quattro giorni consecutivi, appostandosi nei pressi di un accampamento avversario. Un’impresa che per poco non gli costò la vita, visto che un guerrigliero gli passò talmente vicino da sfiorarlo, benché culminata nell’eliminazione di un generale nordvietnamita. Tra le vittime più illustri spiccano anche “Apache“, una Vietcong colpevole di aver torturato numerosi prigionieri di guerra, nonché il famigerato cecchino “Cobra”, colpito in pieno da Hathcock grazie al riflesso prodotto dalla sua ottica.

Rientrato in patria a seguito delle pesanti offensive sferrate da Hanoi, nel 1969Penna bianca” fece ritorno nel Sud-Est asiatico dove, seppur divenuto un’autentica leggenda, fu costretto a venire a termini con la propria caducità: la sua guerra terminò infatti il 16 settembre successivo, quando il veicolo su cui stava viaggiando rimase coinvolto nell’esplosione di una mina anticarro. Pur riportando ustioni sul 90% del corpo, Carlos si distinse ancora una volta portando in salvo sette commilitoni, sebbene le lesioni patite fossero tali da provocargli terribili sofferenze. Dolori che, in ultima istanza, non gli avrebbero impedito di tornare negli USA e di fondare, in seno al corpo dei Marines, una scuola per l’addestramento di una nuova leva di esploratori e di tiratori scelti.

Sei anni dopo, nel 1975, egli avrebbe tuttavia scoperto di essere affetto da sclerosi multipla, malattia che lo obbligò a congedarsi prematuramente dalle forze armate. Una scelta gravida di conseguenze, visto che gli precluse la pensione prevista in caso di raggiungimento del ventesimo anno di servizio: una beffa che, unita alla sensazione di essere stato abbandonato dagli ambienti militari, lo condusse a una profonda depressione.

Hathcock si spense il 22 febbraio 1999 all’età di 56 anni, ma la sua figura è ancora oggi conosciuta in America grazie al contributo offerto da opere letterarie come il fumetto Sin City, nonché dalla famosa serie televisiva NCIS.

Prima di concludere l’articolo, è bene svelarvi il retroscena che si nasconde dietro a un soprannome così iconico: durante il suo dispiegamento, Carlos era solito portare una piuma bianca sull’elmetto o sul proprio “boonie hat[1]. Un particolare distintivo che lo ha reso leggendario non solo tra i nemici, ma anche fra i suoi stessi compagni.

Gianluca Marzari

La Minerva

Classificazione: 5 su 5.

NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] Il boonie hat è un copricapo a falda larga utilizzato, a partire dal 1967, dalle forze armate statunitensi in Vietnam.

  • Naumann V., “I 10 cecchini più letali della storia“, pubblicazione indipendente, 2021.
  • Chandler R.F., Chandler N., “White Feather: Carlos Hathcock USMC Scout Sniper”, Iron Brigade Armory Publishing, 1997

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